54. The best is yet to come

A Luglio mi sono diplomata con un inaspettato 84, la cui soddisfazione è stata data non dal numero in sé, ma dall’aver preso 14/15 nel tema su Svevo -scrittore mai trattato e di cui non ho mai letto niente- e dai 30/30 dell’orale. Poco stupore per una pessima terza prova ed un massimo nella seconda prova, non tanto perché mi ritenga un genio, ma in quanto dotata di professoressa che ti stampa un voto addosso il primo giorno che ti vede e da lì non si schioda.

In periodo maturità ci fu un mega litigio con Madre. Fu uno di quegli screzi che partono per un’inezia e alla fine ci si dicono cose che ci si tiene dentro da secoli, cosa che io non ho fatto perché so quello che non è il caso di dire anche mentre sto strillando incazzata nera con le lacrime agli occhi, ma che Madre ha invece fatto. Venne fuori tra le righe, in quell’occasione come in precedenza tramite battutine, come lei non volesse chiaramente che io andassi all’università e che fossi una spesa e blabla cose cattive a nastro che non si risparmia e mai si risparmiò di dirmi.
Fu così che ristabilii le mie priorità e abbandonai l’idea di un futuro universitario per uno lavorativo per avere un fisso -o quasi- introito che mi permettesse di andare a vivere per conto mio.
L’idea era di godersi l’estate alla grande, per poi mettersi sotto a settembre a cercare qualcosa.
[Non c'entra niente, ma mi rendo conto che la mia conoscenza della consecutio temprorum fa ribrezzo e uso i tempi verbali come un troglodita]
A metà luglio mi chiamò una ditta in cerca di segretaria. E facciamo ’sto colloquio.
Mi richiamò dopo qualche giorno per fare due dì di prova, che poi divennero una settimana, con settimana di pausa causa mie ferie e poi inizio a pieno ritmo con assunzione in regola.
Oltre alla fortuna di aver trovato lavoro al primo colpo senza neanche cercarlo, si aggiunge il fatto che sia nel mio paese e che quindi, ora che il mio amato motorino è malato con mio immenso dolore, io ci arrivi in cinque minuti di allegre pedalate, per guadagnare uno stipendio più che decente.
Sono arrivate anche altre proposte di lavoro successive a questa e mio Padre insiste perché io comunque vada a vedere e sentire che aria tira perché metti che trovi qualcosa di meglio, ma essendo pigrona sfaticata mi annoia anche un po’ tenere il piede in quaranta scarpe sempre in attesa di qualcosa di meglio.

Sono rimasta in rapporti con alcune delle mie furon compagne di classe [siccome sono patza, oltre a scrivere 'patza' anziché 'pazza', ho deciso che non dirò più 'ex', ma 'fu' per quando si tratta di cose passate, che non mi metto mica a scrivere sui documenti 'fu works' -fine momento divago-]; poche di quelle con cui avevo rapporti frequenti -e fra queste non c’è di certo Chiara- e un po’ di più delle altre.

Col Riccio va tutto così bene che non mi metto a scrivere niente altrimenti mi farei venire da vomitare da sola.

Prossimamente su questi schermi, le peripezie per andare a vivere da sola -cosa non ancora avvenuta purtroppo- che non sarà vivere proprio da sola, ma col Riccio perché ad essere in due si dividono le spese e riusciamo a tirarci fuori qualcosa di migliore.

Shame on me che non ho aggiornato per così tanto, prometto che proverò a non farlo più.

2 Risposte a “54. The best is yet to come”

  1. Quando ci vediamo ricordami di farti un sedere così di sculaccioni per la faccenda dell’università…

  2. Eh, no.
    No, no, no.
    Io capisco la voglia di indipendenza ma sei così giovane, puoi aspettare un altro po’.
    Fai una pausa sabbatica, ma rifletti bene. Senza l’università non ti mancherà tanto il pezzo di carta, quanto un mondo nuovo che puoi scoprire solo frequentando coetanei con aspirazioni diverse e lezioni che, per quanto pallose, alla fine di un triennio o di un quinquiennio lasceranno segni indelebili. Spunti indelebili. Da ciò che scrivi e come lo scrivi si capisce come tu sia una ragazza intelligente, medita su queste parole.
    Se Riccio davvero vuole il tuo bene, capirà.
    Frequentare non significa essere mantenuti per forza: ci si fa il doppio del culo, questo è lapalissiano, ma credo ne valga la pena.

    P.s.: tutte le persone intelligenti che conosco e che, per indipendenza, relazioni, necessità, non hanno fatto l’università, sono pentite. Persino mio cugino che nel frattempo è diventato ricchissimo.

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