Tornata ancora a Barcellona, questa volta con tre coetanee, ho capito che non è proprio il tipo di città che ti resta nel cuore.
Sarà stata anche la compagnia dove due persone su tre erano un continuo spunto per nuovi episodi di Casa Vianello, ma su cinque giorni ivi vissuti solo due sono stati buoni: quelli dedicati allo shopping, dal quale ho ricavato solo una borsa, però gli ho anche lasciato giù 90 succosi euro.
Aneddotica varia, non cronologica.
Casa arredata da nonna Caterina, puzza di vecchio. Ad uscire, causa vicini presunti peruviani, puzza di aglio, cipolle eccetera.
Arrivo la sera, faccio per disfare le valigie, apro il cassetto del comodino: c’è un preservativo -nuovo-. Ha pure le scritte in italiano. L’anta dell’armadio non sta chiusa se non dandole un poderoso spintone. Delle tre lampadine presenti ne va solo una. Vedo che le mie amicone mi hanno lasciato la stanza -o per meglio dire loculo, visto che era sviluppata per il lungo con una finestrella in fondo- migliore.
Ci mettiamo a far la pasta e praticamente ceniamo alle 23. Per tutta la settimana terremo orari nutrizionali tipici iberici, visto che la colazioni si faceva per le dieci, il pranzo per le tre e la cena per le dieci.
Ceniamo. [...] Ragazza uno ‘Anche mia sorella non mangia cose dure.’ Ragazza due ‘Eh, la ‘mpararà!’ [Eh, imparerà].
Carrello strabordante al Lidl: trentadue euro.
Capodanno catastrofico, con gente che lanciava e rompeva le bottiglie di vetro. Un tipo con un taglio enorme in testa dieci minuti dopo la mezzanotte. Visto lo sfacelo e i vetri abbondanti sulla Rambla, pensiamo bene che sia il caso di andarcene a casa, dove staremo sveglie fino alle cinque a guardare uno di quei programmi idioti dove devi trovare la parola mancante.
Io, pacatamente instabile emotivamente, che sono sull’orlo di una crisi e sul punto di scoppiare a piangere ogni volta che ci fermiamo o non siamo intente a fare qualcosa.
Lamentele e sostegni morali vicendevoli tramite sms con il Riccio.
Dorian che ha una costola rotta e una vertebra dislocata.
Ore e ore nel Factory di Burberry per uscirne in tre con la stessa borsa e una con la polo che sognava da anni.
Tre giorni di docce semi fredde per poi avere la caldaia che non si accende del tutto, chiamare la padrona dell’appartamento per farglielo presente e, dopo aver la bombola del gas cambiata, fantastiche docce calde.
Due stufette, un calorifero, un phon e il forno attaccato e la corrente che salta perché ci scordiamo sempre di non tenere accese troppe cose.
Serate alcooliche a giocare a Scala 40 e Carosello.
Guardare un sacco di tivi in spagnolo, soprattutto cartoni animali quali Aladin, Pochaontas e Tarzan.
Lo Zoo enorme che fa venire la passione per gli animali pure a me che non me li filo di striscio.
Lo stordito al Parc Güell che ci fa la foto senza lo sfondo, così si vede noi quattro e delle favolo transenne. Rimbambit.
Fine aneddotica barcellonese.
Tornata a casa sono subito andata a trovare il Riccio che, come promessomi, mi ha fatto vedere un film mieloso mentre imprecavamo contro il mondo. L’unico problema è stato che il film mieloso era ‘Scusa ma ti chiamo amore’, quindi io ho passato praticamente l’intero film a criticare sia lei sia lui e pure tutto quello che ci sta intorno perché santi numi poi ci sono le ragazzine rintronate che ci credono davvero e non si può.
E insomma sono proprio contentissima di questo ricongiungimento col Riccio che è un po’ il mio punto debole e ci sto tanto bene insieme e ci capiamo al volo e sono passato otto mesi ma è come se fossero passati dieci minuti e lo odio tanto perché è persino meglio di come l’avevo lasciato.