32. Di professori, prostituzione e campus orientativi

Ho fatto un sogno. Un sogno orribile.
Chiara stava col nuovo professore di spagnolo che è sì giovane, ma per niente aitante. Usciamo tutti e tre insieme appassionatamente e lui ci porta in una specie di mercato orientale con tutta la roba ammassata, profumi speziati e ambiente nebbioso e ci dirigiamo in una baracca un po’ imboscata, piena di ragazze in vendita. Per non mi ricordo bene quale ragione, ma forse nemmeno c’era, sia io che Chiara abbiamo dovuto fornicare con lui, non contemporaneamente. Ho sognato che quest’ometto avesse una bestia fra le gambe e pure poca bravura nell’usarlo.
Stamattina l’ho guardato con occhi un po’ diversi.

Oggi siam usciti alla terza ora per poter andare a questo Campus Orientamento sia per i più giovani che devono scegliere la scuola superiore sia per i meno giovani che devono decidere se e quale università vogliono frequentare. Data la quantità industriale di dubbi che avevo, ho riposto grandi speranze di dipanamento in questo evento e, grazie a tutti coloro con cui ho parlato, sono riuscita a raccapezz[ol]armi e a prendere una decisione.
Sì università, a Brescia, Economia e gestione dell’azienda.
Che sollievo.

5 Risposte a “32. Di professori, prostituzione e campus orientativi”

  1. L’inconscio combina degli intrugli niente male, a volte…

  2. Hmmm, non un’ottima idea. Ti consiglierei di portare le oziose chiappe più lontano da casa, credimi ne vale la pena per tante cose.

    Dan

  3. La mia non è stata una scelta dettata dalla geograficità della facoltà, ma proprio dagli indirizzi. Fosse per me, partirei pure subito per qualunque altra città.

  4. Oggi ti rispondo un po’ per le lunghe chè ho tempo e non ho voglia di fare un tubazzo… :D

    Mah, non ne sono convinto. Intendiamoci, posso capire la scelta, ma ci scommetto uno stipendio che tra 5 anni quando avrai finito ti renderai conto che in realtà, qualunque cosa tu abbia studiato, avrà un bassissimo influsso su quello che sarà in futuro. L’università è una scuola di vita e fulcro di molti incontri di valore, ma alla fine conta solo cosa hai studiato a grandi linee.

    E te lo dice un ricercatore (anche se ormai part-time), ossia una delle persone più specializzate che tu possa trovare. Anche se sono consapevole che arriverà Tuna° a dirti che se studi Astrofisica specializzandoti nell’analisi dell’impatto dell’asteroide di tipo A1 su pianeta di tipo P1, allora mai e poi mai comprenderai l’impatto dell’asteroida di tipo A1 s pianeta P2.

    Voglio raccontarti la mia esperienza. Personalmente, ho studiato telecomunicazioni. Ho fatto ricerca in un altro ambito, di cui non sapevo nulla e in cui mi sono reinventato; ho fatto innovazione applicando pochissime nozioni apprese all’università in questo ambito. L’anno prossimo alla fine del PhD lo abbandonerò del tutto, a livello di ricerca (potrebbe diventare un’azienda) per andare su un altro settore di cui non so nulla. A settembre andrò in Australia con una borsa di studio, a fare tutt’altro, e non avrò neanche il tempo per documentarmi. Sto per aprire un’azienda che realizzerà un’applicazione per iPhone; non so programmare nè realizzare un sito web, tantomeno unire le due cose. Però sto scrivendo un business plan, sto valutando CV di candidati e sto chiedendo investimenti. Sto aprendo un’altra società con un amico, che coinvolge riviste scientifiche, Second Life e LinkedIn. Di nuovo, la mia ignoranza programmativa è un forte rallentatore, e non sono esperto neanche a realizzare un logo (l’ho fatto, temporaneamente, solo per poter fare un biglietto da visita). Da gennaio lavorerò come analista di mercato per una web community, e dovrei anche andare ad analizzare i mercati emergenti (Cina e India); com’è facile intuire, mai fatto neanche con mercati di mia conoscenza, figurati in mercati completamente diversi.

    Alla fin fine, ciò che ho studiato mi è servito marginalmente. Come l’ho studiato è stato essenziale. Se avessi scelto un’altra facoltà probabilmente non sarebbe cambiato nulla di importante. Per me rimane più costruttivo andare a vivere altrove, anche perchè ovunque puoi studiare economia. Ti consiglio di trasferirti in un’università il più grande possibile (Milano, Roma, anche Torino) in una città sufficientemente lontana da tornare a casa non più di 2-3 weekend al mese e in un’università all’avanguardia ma sufficientemente grande da non essere “coccolata”. Se ne esci, e ne usciresti, non ti ferma più nessuno. Studiare economia aziendale anzichè economia politica non è un fattore determinante.

  5. A parte che per studiare fuori servono ingenti finanze, il mio studio non è improntato sul futuro, ma su ciò che mi piace. Capisco che una cosa valga l’altra, ma a questo punto tanto vale che io faccia quella che più mi stimola, così da riuscire ad impegnarmi per bene.

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