Piango. Piango con singhiozzi sommessi, con le lacrime che appannano la vista e il moccio che cola dal naso. Piango così tanto che quando mi fermo per un attimo sento il labbro inferiore e la gengiva che formicolano. Piango da due settimane, perché mi si è rovesciata addosso una quantità di cose che io non so e non riesco a sostenere e devo sfogare la tensione in qualche modo.
Dorian mi ha fatto dormire da lui e mi ha fatto conoscere sua sorella. Io non so come funzionano i rapporti interpersonali in generale e men che meno fra persone di sesso diverso perché una relazione sana di questo genere non l’ho mai avuta, quindi ho pensato che queste cose contassero qualcosa e indicassero una certa crescita, uno sviluppo in questo non rapporto e ho iniziato ad affezionarmi un po’ di più. Ho scazzato un po’ quando ho visto che non era una cosa contigua e da lì ho scoperto che in realtà non c’era significato in quelle cose, anzi la situazione non è altro che peggiorata e Dorian sta male per cose sue e io non so se mi mente o meno, ma so che la presa di coscienza di questi fatti è ciò che mi ha dato il colpo finale e ha iniziato questo sfacelo deprimente.
Ho una sola amica definibile tale. Dovrei e vorrei avere miliardi di amici, una vita sociale. Tante persone con cui parlare, con cui potermi sfogare, anche perché non posso sempre tediare Nembo. Sono una disadattata.
Non so cosa fare del mio futuro. Vorrei fare l’università, ma io ho bisogno di essere costantemente spinta nello studio come in tutto perché sono incostante e necessito stabilità, quindi il fallimento è dietro l’angolo e non voglio né iniziare per mollare né andare fuori corso di secoli. Vorrei anche lavorare per essere autonoma e andare a vivere da sola perché ho un innato bisogno di indipendenza.
La settimana scorsa è morto il marito di Nonnalov ed è stata un mazzata, non la morte in sé –non ero legata a lui, suo secondo marito-, bensì vedere lei stare così male: mi ha ucciso.
Non poter essere come le mie coetanee mi rode dentro perché ogni tanto mi piacerebbe essere un punto qualunque nella massa, non aver già capito che le cose che loro ritengono importanti sono invece stupide e inutili, perché loro sono felici mentre io piango.
Piango e mi dispero per problemi che sento ma non riesco a inquadrare e incanalare nella giusta corsia verso la soluzione.
Io sono abituata a essere triste, è una specie di condizione sine qua non, ma questo è di più. Da fuori mi opprime e da dentro mi mangia e quello che riesco a fare è nulla più che piangere. Trovo solo dei palliativi, ma non arrivando al problema non posso proprio trovare la soluzione. Non riesco nemmeno a capire se sto facendo una tragedia per una cagata che passerà da sé tra un po’.