26. Proxima estacciò Rocafort

Barcellona è gaudìcentrica. Tutta negozietti con oggetti finto mosaico, ristoranti con riproduzioni di mosaici, foto del Parc Guell, edifici modernisti, Sagrada Familia, Gaudì di qui e Gaudì di là. Ma non è tutto lì.
Ci sono le strade enormi, le piazze immense, i marciapiedi larghi circa come il lato corto del mio salotto, parcheggi da sedici euro l’ora per le auto e gratis per la miriade di motorini [<3] con il lucchetto attaccato al manubrio e al sotto sella in cui infilano i caschi momo [ri<3]. Ci sono i turisti che fan le foto e si guardano in giro spaesati, gli indigeni che ne hanno piene le balle -a ragione- dei turisti e quelli che si fanno gli affari loro, magari sputando in terra -che schifo-. Ci sono le fontane, quelle piccole e quelle grandi, quelle semplici e quelle con la musica e i giochi d’acqua. C’è la metro con tante scale e poche scale mobili, che per due Genitori dall’andatura claudicante non è proprio il massimo, ma per una Mati che fa i gradini a coppie fanno bene al deretano e alle gambe. Ci sono Zara, H&M, NewYorker, Fnac da tre piani e centri commerciali da sette. C’è il mercato un po’ sanguinario con i prosciutti attaccati al soffitto per lo zoccolo, le interiora portare in giro nei secchi, le donne con mannaie minacciose che squartano pesci e banconi enormi di frutta e verdura. C’è il parco Guell dove una Mati può fare tante foto da braccia rubate all’agricoltura, con il catamarano [che sarebbe la nuova denominazione data dal Genitore all'iguana di Gaudì], le colonne e le panchine cromo terapeutiche che sono un disastro per i daltonici. C’è il Pueblo Español con tutte le riproduzioni delle regioni spagnole e un museo con un bellissimo quadro astratto che la Mati ha deciso di riprodurre a spanne su un lenzuolo e poi attaccarsi a una parete in camera, visto che non può tinteggiare la tappezzeria. Ci sono i cartelli in catalano e far capire a due Genitori che quello che noi chiamiamo spagnolo e che viene studiato dalla Mati non è catalano, è una cosa difficilissima. C’è Starbucks e c’è anche un commesso che se ti trova carina ti chiede il nome e te lo scrive sul bicchiere del frappuccino che poi terrai come trofeo.
Oltre a Gaudì ci sono tante belle cose, perché anche se ti aspetti qualcosa di più, è comunque una bella città.

2 Risposte a “26. Proxima estacciò Rocafort”

  1. A me il nome l’hanno chiesto lo stesso, nonostante sia lungi dall’essere carina… Però avevo preso anche io il frappuccino! Bella Barcellona, niente da dire, ma non mi hai nemmeno accennato il pavello del Mies van der Rohe!!!!!!!

  2. Anche a me a Londra il nome l’hanno scritto sul bicchierone!

Lascia un commento