Barcellona è gaudìcentrica. Tutta negozietti con oggetti finto mosaico, ristoranti con riproduzioni di mosaici, foto del Parc Guell, edifici modernisti, Sagrada Familia, Gaudì di qui e Gaudì di là. Ma non è tutto lì.
Ci sono le strade enormi, le piazze immense, i marciapiedi larghi circa come il lato corto del mio salotto, parcheggi da sedici euro l’ora per le auto e gratis per la miriade di motorini [<3] con il lucchetto attaccato al manubrio e al sotto sella in cui infilano i caschi momo [ri<3]. Ci sono i turisti che fan le foto e si guardano in giro spaesati, gli indigeni che ne hanno piene le balle -a ragione- dei turisti e quelli che si fanno gli affari loro, magari sputando in terra -che schifo-. Ci sono le fontane, quelle piccole e quelle grandi, quelle semplici e quelle con la musica e i giochi d’acqua. C’è la metro con tante scale e poche scale mobili, che per due Genitori dall’andatura claudicante non è proprio il massimo, ma per una Mati che fa i gradini a coppie fanno bene al deretano e alle gambe. Ci sono Zara, H&M, NewYorker, Fnac da tre piani e centri commerciali da sette. C’è il mercato un po’ sanguinario con i prosciutti attaccati al soffitto per lo zoccolo, le interiora portare in giro nei secchi, le donne con mannaie minacciose che squartano pesci e banconi enormi di frutta e verdura. C’è il parco Guell dove una Mati può fare tante foto da braccia rubate all’agricoltura, con il catamarano [che sarebbe la nuova denominazione data dal Genitore all'iguana di Gaudì], le colonne e le panchine cromo terapeutiche che sono un disastro per i daltonici. C’è il Pueblo Español con tutte le riproduzioni delle regioni spagnole e un museo con un bellissimo quadro astratto che la Mati ha deciso di riprodurre a spanne su un lenzuolo e poi attaccarsi a una parete in camera, visto che non può tinteggiare la tappezzeria. Ci sono i cartelli in catalano e far capire a due Genitori che quello che noi chiamiamo spagnolo e che viene studiato dalla Mati non è catalano, è una cosa difficilissima. C’è Starbucks e c’è anche un commesso che se ti trova carina ti chiede il nome e te lo scrive sul bicchiere del frappuccino che poi terrai come trofeo.
Oltre a Gaudì ci sono tante belle cose, perché anche se ti aspetti qualcosa di più, è comunque una bella città.