Due giorni e una notte di gita con la scuola a Trieste e Vicenza.
Giovedì sera esco con qualche amica in questo locale dove di giovedì sera le cameriere diventano postini che portano ai vari tavoli i biglietti che ci si scrive vicendevolmente. C’è stata qualche conquista ma niente di particolarmente rilevante, fatta eccezione per un paio di ragazzi simpaticissimi con cui io e Chiara abbiamo concluso una serata chiacchierona.
Venerdì mattina si è pariti alle sette meno un quarto, quindi io avevo dormito in tutto quattro ore e mezza ed ero in uno stato semi-comatoso, ma più comatoso che semi.
Trieste è una città bella, con una piazza gigante che dà su questo bel mare, tante stradine piccole che si intersecano fra di loro e qui e là ci sono statue che sembrano tutte uguali ma rappresentano vari scrittori triestini o ivi vissuti. L’età media sarebbe di centoquarantadue anni, ma i pochi giovani la fanno scendere miracolosamente a centosette. Ragazzi non ce n’è, o comunque non ne abbiamo visti, mentre le ragazze sono mediamente strafighedapanico, non fosse per questo orrido accento che ti fa cascare tutta la libido accumulata. A Trieste tutti vanno in motorino, quindi ci sono pure i parcheggi per i motorini, un sacco di parcheggi per i motorini ed è una cosa che ho sinceramente adorato.
L’ostello a Miramare in cui abbiamo pernottato aveva condizioni igieniche non pervenute, stanze microscopiche con alle pareti disegni floreali, buchi, gomme da masticare secche, scritte di altre persone che hanno alloggiato precedentemente e lerci bagni in comune con la carta igienica bagnata.
Vicenza non si sa come sia perché abbiamo avuto, anziché le tre previste, una sola ora di pausa pranzo in cui ci siamo limitati a nutrirci e risposarci un attimo; ci siamo poi diretti a visitare due ville venete, anche se in una non siamo entrati perché costava più del preventivato.
Mi sono resa conto che la mia classe è più pessima di quanto non pensassi ed è tutto uno sparlare e poi volersi bene, ma ormai non ci rimango più male perché alcuni fatti sono comici.
Grazie al cielo un gruppetto che si salva c’è e sono contenta che queste persone siano mie amiche.