Archivio per Settembre, 2008

17. Threats do work

Posted in Elucubrazioni, Uomini on 24 Settembre 2008 by mati907

Venerdì sera alle sette e dieci post meridiane è stato inviato un messaggio di posta elettronica al Barista.
Tale missiva è stata scritta con un tono calmo e pacato condito con un poco di rassegnazione e si chiedeva al destinatario di chiarire le intenzioni, qualunque esse fossero, che avesse con la mittente.
Lunedì alle undici e quarantatré anti meridiane il Barista, che ha percepito un’arrabbiatura molto piaciutagli anche se non presente nella mail, ha dato una risposta abbastanza soddisfacente; in questa replica si è andati anche ad evidenziare come il povero Barista non abbia tempo. [Il discorso sulla mia personale inconcepibilità materiale del non aver tempo viene rimandato.]
Oggi, mercoledì, il Barista ha presentato un comportamento che ha dato adito a reazioni antinomiche nella mittente, dicasi che l’ha chiamata ben due volte due e una di queste era motivata da un desiderio irrefrenabile di salutarla.
Per quanto possa far piacere che l’uomo in questione dia prove di non essere morto né disperso e che quindi abbia capito certe cose e si comporti di conseguenza, dà fastidio che questo sia avvenuto solo dietro un certo sollecito, in quanto si tende a pensare che in un rapporto normale determinati comportamenti dovrebbero risultare spontanei e affatto forzati. Notasi altresì che, dunque, la ostentata mancanza di tempo è, come si sostiene da secoli in ogni caso di ‘non ho mai tempo’, in realtà mancanza di voglia, poiché per quanto si possa essere sommersi di attività, un pensiero ed il relativo tempo da dedicare ad un elemento che ci piace si trova.

Qua si è un pochino incontentabili, se non s’era capito; ma comunque un po’ ci si bea dei recenti fatti.

16. Stante

Posted in Apatia, delusione, tristezza, Esseri umani, Scuola, Uomini on 20 Settembre 2008 by mati907

Sto. Né bene né male. Sto.
Ciclicamente l’apatia ritorna, sempre.

Danny, dato per disperso ad agosto dati chiamate e sms senza risposta, è riapparso la scorsa settimana chiedendo perché fossi scomparsa. Non è colpa mia se tu sei evaporato nel nulla, tesoro caro. Ma tu non mi cerchi mai, sei stata a Londra e non mi hai raccontato niente, sei fredda, bla bla; comunque torno mercoledì. Dove saresti adesso, di grazia? Da mio padre in Calabria, sarei dovuto venire prima o poi; lunedì cominci la scuola?
Pronto?!? Io ti cerco ad agosto varie volte, tu non mi fili di striscio, riappari a metà settembre e vuoi pure dare la colpa a me? Tu che sei in Calabria e manco me l’hai detto, fai l’offeso se dai miei messaggi permea un clima un tantino polare e alla fine dai anche un incipit per fare dell’amabile conversazione come se niente fosse? Ma levati, va.

Il Barista appare ogni tanto, si fa sentire un sacco, mi cerca, ci vediamo e poi si smaterializza fino a data da destinarsi. Siccome la situazione piace per niente, è stata richiesta una chiarificazione delle intenzioni, qualunque esse siano, i.e. non mi interessa cosa vuoi, basta che me lo dici chiaro e tondo.
La risposta, chiaro, non arriverà.
Precisasi che risposte evasive o non pertinenti non verranno ritenute valide al fine del conteggio. Repliche che rimandano la risposta al pomeriggio di uno sconosciuto giorno, mese ed anno sono ancora meno valide.

Colore è tornato all’attacco. Dopo essere usciti amichevolmente e averci provato senza che io me ne accorgessi, ha chiesto il bis. Per una volta in un anno e spicci di conoscenza gli dico che deve scegliere lui dove andare o non se ne fa niente. Non siamo usciti.

A scuola è ricominciato quel bel giochino del far bel viso davanti e poi tirar fendenti alle spalle. Questo succede in particolar modo fra le grandi amicone Alessia e Mignola che, quando vicine di banco, si amano, ridono e scherzano; quando sono a tre metri di distanza o più se ne dicono di ogni foggia. Ciò, supponiamo noi, avviene non solo fra di loro ma con tutti e la supposizione [ad una prima stesura avevo scritto supposta, LOL], ogni giorno che passa, si rivela sempre più veritiera.
Il bel giochino capita anche con il magico gruppetto delle Principesse [che fingono in tutta serietà di essere le principesse Disney e si fan chiamare 'Princi': diciotto anni sbattuti senza ritegno nelle fogne] e le nuove ragazze ripetenti con cui, sebbene ne abbiano detto peste e corna per quattro anni, sono amiche per la pelle.

Sempre a scuola, succede qualcosa di strano, che sta demolendo la mia già non pervenuta autostima: i professori mi ignorano. Davvero, eh. Fanno una domanda, io rispondo, ripeto anche le cose e questi non mi sentono, non mi si filano di pezza. Non dico le cose a bassa voce perché quelli della fila davanti e la amata +ironia!+ professoressa di inglese mi sentono bene, perciò questi proprio mi ignorano. Oppure sono sordi, chissà.

Poi c’è la gente in genere. Quelli che ti trillano se non rispondi dopo due secondi, quelli che nemmeno i punti di domanda se no si consuma la tastiera, quelli dalle mille emoticon e le abbreviazioni, quelli che fan per venirti addosso e ti suonano pure, quelli che ti fan radiografie come se non fossi un semplice umano di sesso femminile, quelli che no io non leggo che schifo però la televisione sì, quelli che non stanno attenti e poi mi presti gli appunti, quelli che ma arancia meccanica è troppo violento e diseducativo, quelli delle domande idiote, quelli che la logica non san nemmeno cosa sia e l’ironia lasciamo perdere, ma qua mi fermo altrimenti chi mi ferma più.

Con l’apatia è tornato anche un po’ di disprezzo per il genere umano. Grazie a non so bene chi, qualcuno che si salva c’è e ciò mi rincuora sempre un pochino.

15. Try again

Posted in Al volante, Ansia, Apatia, delusione, tristezza on 11 Settembre 2008 by mati907

Sono demoralizzata.
Oggi ho fatto l’esame di guida. Parto, tutto a posto, faccio tutte le cosine giuste, frecce, specchietti, cambio. ‘Si metta vicino all’auto in sosta e parcheggi’. E lì sono andata in panico, non trovavo il punto dove controsterzare. Sono arrabbiata con me stessa perché era un parcheggio facilissimo e io li ho sempre fatti bene, in due manovre al massimo e invece oggi ho fatto un macello. Solo per quello mi ha bocciato, il resto l’avevo fatto tutto benissimo. Uff.
Molto tristina, decisamente delusa da me stessa.

14. Mind the doors, please.

Posted in Demenza, Materialismo, Ozio intenso, Ragguardevoli giornatine, Viaggi on 8 Settembre 2008 by mati907

My answer to London.
[La cronaca giorno per giorno suppongo sarà noiosissima, quindi in fondo al post ci sono un po' di considerazioni generali riguardo al viaggio in questa favolosa città.]

-Day 1-
Dopo aver dormito circa due ore causa precedente serata gggiovane in discoteca con l’amata Chiara, mi sveglio, mi preparo e mi dirigo verso l’aeroporto insieme a Rin.
Dopo il check in con gente che apre le valigie davanti a tutti e le risistema in allegria, facciamo una squisita colazione al bar ove un gentilissimo barista ci fa un delizioso cappuccino con cacao [in esclusiva per noi] e poi ce ne andiamo al gate ad aspettare l’aereo sul quale ci sarà un bambino convinto di essere un coniglio [I'm a rabbit, I'm a rabbit!]. Per il resto del volo non ho idea cosa sia successo perché ho sonnecchiato felicemente con l’iPod nelle orecchie.
Arrivate a casa dalla famiglia, ci accoglie una signora indiana cieca che inizia a bombardarci di informazioni [O_o] che, bene o male, recepiamo. Il marito di lui e’ adorabilmente British e beve il te’ a tutte le ore.
Sistemate le valigie facciamo un giro nel quartiere dove siamo residenti [Ilford, zona 4], pranziamo da KFC [che orrore, santi numi O_o!] e ce ne torniamo a casa a sonnecchiare e programmare eventi futuri.
Nel tardo pomeriggio arriva un altro ragazzo italiano che d’inglese non spiaccica una parola, quindi ci improvvisiamo traduttrici per lui che e’ romano de Roma e anziché dire with dice avec perché ha vissuto per un anno in Tunisia col padre che fa il diplomatico, ma non è riuscito a infondergli tale arte.
Sulla cena passo parola [bleah] e sul dopo cena pure in quanto non pervenuto, visto che alle nove ora locale eravamo gia’ stese a letto a ronfare gustosamente.

-Day 2-
La buona Rashida -padrona di casa- ci sveglia alle 6.30, anziché alle 7 come pattutito, quindi arriviamo a scuola con circa 20 minuti di anticipo.
La mattina scorre abbastanza veloce mentre ci fanno un test sia scritto che orale per dividerci in gruppi a seconda del livello del nostro inglese e ci spiegano come funziona la scuola.
Dopo un lauto pranzo giapponese e la prima tappa dall’amato Starbucks, vediamo dal vivo molti dei quadri che abbiamo sul libro di storia dell’arte alla National Gallery che ha quadri dal 1200 ai giorni nostri, salutiamo l’ammiraglio Nelson e il Grande Ben, per poi passare nel Parco Verde ed arrivare fino al palazzo di Sua Maestà.
Per riprenderci dalla cena deliziosa -ironia- ci lustriamo gli occhi con una visione di Piccadilly Circus notturna e gironzoliamo a caso passando per China Town.

-Day 3-
Causa incomprensione, non mettiamo la sveglia pensando che verremo svegliate, cosa che invece non succederà. Nonostante ciò, grazie al Barista che mi manda sms la mattina prestissimo, riusciamo a prepararci e lanciarci nella metro in poco tempo, in modo da collezionare solo dieci minuti di ritardo per il primo giorno di lezione.
Nella classe del mio livello, oltre a me, ci sono solo tre studenti, tutti maschi, con pure l’insegnante maschio. Mi sento un filino in minoranza. Jony, the teacher, non saprei come descriverlo se non come il tipico ragazzo inglese alla moda; è adorabile, anche se ha una mente un po’ criminale, visto che le frasi che usa per farci esempi riguardano sempre crimini di vario genere. Con Boudelle, l’insegnante delle seconde due ore, impariamo che gli inglesi usano eufemismi soprattutto per morire, andare al bagno e copulare.
Due ore intense nel British museum sono sufficienti solo per vedere la parte che riguarda le culture orientali -che nessuno si fila-, quindi coi piedi a pezzi decidiamo che alla parte riguardante Egitto, Grecia e antica Roma verrà dedicato del tempo il giorno successivo.
Simpatico aneddoto.
Rin, indicando una grossa pietra nera con delle incisioni – ‘Cos’è?’
Mati – ‘Sembra una roba tipo Stele di Rosetta, non so.’
Rin, dopo aver letto la didascalia dell’oggetto – ‘Mmm… E’ la Stele di Rosetta!’
Mati – ‘Ah, ecco! xD’
Fine aneddoto.
A cena scopriamo dal signore giapponese che è ospite nella nostra stessa casa che è loro usanza mangiare l’anguria col sale perché la rende più dolce e, incredibile, è proprio così.

-Day 4-
Passata un’altra ora al British Museum, ci dilettiamo per due ore con la moltitudine di esperimenti presenti al Natural History Museum, sentendoci delle piccole scienziate e ampliando la nostra cultura.
Da ricordare c’è la Rin che, mentre andiamo alla fermata più vicina del Tubo, sbotta con un ‘Egoista!’ che solo poi si scoprirà essere la traduzione del nome di un ristorante giapponese che avevamo visto prima.
Vedere la City, il Tamigi e il London Bridge di notte, sono utilissimi per riprenderci dalla cena a base di pasta appiccicosa e verdure, che ha meritato di essere curata anche con una scappata al McDonald’s di Piccadilly.

-Day 5-
Per riprendermi dall’ira ottenuta da uno scambio di mail con il Barista, lo shopping è l’ideale. I prezzi di Harrods un po’ meno, anche se comunque una borsa -la più piccola, ovviamente- e un po’ di the li ho comprati.
Camden Town è un quartiere favoloso, con le magliette più spassose dell’universo.
Finish your beer, there are sober children in Africa!
F    C K all I need is you.
Your story has truly touched my heart. Never before have I met somebody with as many problems as you. You have my deepest sympathy. Now fuck off and stop bothering me.
I can please just one person a day. Today is not your turn. Tomorrow doesn’t look good either.
I don’t have a problem with drinking. I go out, I get drunk, I pass out: NO PROBLEM!
E anche un’altra serie di cose su questo genere. Girare per bancarelle non è mai stato così spassoso e, impensabile, economico.
Con un Venti Cappuccino bollente fra le mani, passeggiare per Oxford Street di sera è molto rilassante.

-Day 6-
Scoprire che la tua insegnate pensava che tu avessi qualcosa come venticinque anni perché ‘you’re very mature!’ è quantomeno comico, tenendo conto la rabbia latente nei confronti di un trentunenne a cui è scivolata via la logica dalle orecchie.
La vista della City dal treno per Greenwich è veramente adorabile e il primo meridiano con annesso osservatorio e vista dell’intera città non sono da meno.
Meno adorabile è disimparare l’italiano ['Che ore sono?' - 'Cinque dopo le quattro'], tentare di suicidarsi in un vialetto dell’immenso parco di Greenwich e la prospettiva di un fine settimana con abbondanti precipitazioni.

-Day 7-
La stanchezza di sei giorni tutto camminare e far scale si fa sentire, infatti dopo mezza mattina e un soffio di pomeriggio a Oxford Street per spendere ancora un po’ [ma non quanto avrei voluto al Disney shop, dove avrei comprato tutto il reparto dedicato a Jack e invece mi sono accontentata delle calzine] ce ne torniamo a casa sfinite e iniziamo, ahinoi, a preparare le valigie con la pioggia scrosciante come sottofondo.
Aneddoto.
Entro in un negozio di souvenir e chiedo, in inglese, quanto costa una cuffia. Mi rispondono, in inglese, dieci sterline. Esclamo, in italiano, un sonoro ‘Minchia!’. Il negoziante: ‘Italians?’. Perché gli italiani all’estero non si fanno mai riconoscere.
Altro aneddoto.
Entriamo nell’Hard Rock Café. Scelgo la maglietta e vado a pagare.
Il tizio appena mi vede si mette a berciare: ‘I love your bag!’
‘Well, I love it too.’ [La borsa di Jack ha colpito ancora. Tim Burton's God.]
‘Where are you from?’
‘Italy’
‘Really? And do you speak English?’
‘Yep!’
‘Where have you learned it?’
‘…In Italy.’
‘Really? Well, I speak a bit of Italian because they can never speak English, so lo ho imparato un pochino solo per il negozio. Quando vengono clienti io sempre chiedo come si dice questo come si dice quello, così imparo. Poi è facile per me perché io parlo spagnolo, però no sono spagnolo, vengo da Colombia!’
Io e la Rinnola siamo rimaste così O_o.
Però è stato adorabile. xD

-Day 8-
Veniamo gentilmente sbattute fuori di casa per andare a pranzare e poi tornare in fretta che c’è altra gente che deve arrivare e dobbiamo sciacquarci di torno.
A pranzo andiamo per la quinta volta in una settimana al giapponese e ci prendiamo l’ultimo Venti Cappuccino.
Il tempo in aeroporto è stato interminabile, però è stato divertente vedere come gli italiani, che ovviamente non sanno l’inglese, al sentire un qualunque annuncio -in questo caso di ritardo dell’aereo- proveniente dal proprio si siano messi in fila e siano stati in piedi ad aspettare più o meno il doppio del dovuto. Grasse risate.

-Considerazioni generali-
Londra è una città bellissima, enorme, con mille cosa da vedere e da fare.
Il servizio eccellente della metro collega ogni angolo della città, l’unica pecca sono i kilometri che ci si fanno sottoterra, abbondantemente infarciti di scale che io ho imparato a fare due a due per smorzare la fatica e velocizzare i tempi.
E’ piena di turisti. Piena. Sempre. La prima volta che abbiamo fatto un giro in zona Piccadilly Circus non abbiamo sentito parlare una persona una in inglese.
I semafori pedonali sono molto ignorati ed è una cosa che, per un italiano, fa sentire a casa.
E’ una città verde, piena di immensi parchi tenuti in modo eccelso.
Guidano dal lato sbagliato della strada -sebbene loro dicano che ‘It’s not the wrong way! It’s the traditional way’-, quindi ci vuole un po’ di tempo per abituarcisi e di tentati omi/sui-cidi ne abbiamo visti a mazzi.
Non è vero che piove sempre. Però quando inizia, è una tragedia. Diluvio, pioggerella, smette, pioggerella, smette, diluvio, ecc, per un cambiamento ogni dieci minuti circa.
Fa freddo, molto freddo, freddissimo e per me che ad aprile stavo con quattro magliette e avevo freddo è un po’ una tragedia, ma ci si può adattare.
Ci sono tonnellate di musei, tutti gratis, da vedere. Musei enorme, in palazzi giganti, con miriadi di quadri, sculture, oggetti e chissà cos’altro.
La multietnia è la base della popolazione.
Nella metro, un giorno, abbiamo sentito un addetto che faceva il conto alla rovescia per far partire la metro.
Abbiamo altresì anche visto le personcine che ti ricordano cosa come ‘Stay clear the doors, mind the doors’, ‘Mind the gap. Mind the gap. Mind the gap’, che sono cosa da non dimenticarsi assolutamente, ma è anche impossibile farlo viste le volte al giorno in cui queste vengono ripetute.
Londra è una città fantastica, davvero.